Moto Club Andamento Lento

L’idea della partenza…

Lattuga Tortuga, la nostra mascotte, viveva in una piccola casa di campagna, ad un piano, quelle classiche casette immerse nel verde, circondata da prati morbidi, alberi bassi e il profumo dell’erba bagnata al mattino.


Ogni giorno, mentre sistemava il giardino o puliva il suo guscio, guardava la sua moto parcheggiata sotto la tettoia:
una “Royal Enfield Himalayan 411 nero vintage“, con le borse sempre pronte e quel suo modo rassicurante di riposare sul cavalletto.

Era la sua fedele compagna di avventure, quante volte lo aveva portato in giro per passi di montagna e luoghi sperduti, per poi insieme tornare sempre a casa, senza patemi d’animo, sicuro della sua tenuta e robustezza.

Non sapeva spiegare quale era la magia che lo legava a questa moto, eppure nella sua vita da motociclista incallito, ne aveva provate di motociclette, alla ricerca di quella perfetta.

In cuor suo, Lattuga, sapeva che la sua Hima era poco potente, circa 24 cv, non faceva velocità , inoltre era messa assieme da saldature poco raffinate, con molto ferro e pochi materiali ricercati, il mono del motore trasmetteva qualche vibrazione di troppo specie agli alti regimi, ma aveva quel carattere particolare proprio dato da un motore “sotto-quadro”, che le donava una ottima fluidità ai bassi giri, che ti faceva dire ma sei veramente solo 400, poi quando la spinta finiva, ti faceva annuire, comunque si era creato tra di loro un legame particolare, quello che non era riuscito a trovare in altre compagne di viaggio, seppur più preformanti e valide, ma che non trasmettevano lo stesso filing e la stessa facilità di utilizzo. Aveva già vissuto con alcune delle ottime sensazioni, ma le jap erano state dei mezzi perfetti, ma nella perfezione senza anima; le italiane o le europee si erano avvicinate molto, ma alcune volte lo avevano tradito, fermandosi o avendo delle problematiche specifiche non facilmente risolvibili.

La Hima negli anni per Lattuga, era stata sempre pronta, comoda al punto giusto, un vero mulo con tutti i bagagli e la sua facilità di spazio e carico, aveva fatto emergere anche altre caratteristiche da non sottovalutare, oltre al motore elastico e pieno ai bassi, che ti invogliava a macinare chilometri, quelli veri, fatti di curve, strade impervie, sterrati, che ti portano alla scoperta di luoghi che non avresti mai raggiunto in altre condizioni, ti regalava la possibilità, con il pieno di benzina (circa 15 litri), di fare tantissimi km, in quanto i consumi si erano dimostrati molto contenuti, il peso poi, benché non da ballerina, era ben distribuito e collegato al fatto che aveva un ottimo telaio, ti faceva sentire sempre in sicurezza, anche perché, Lattuga non era alto, ma toccava benissimo il suolo e questo faceva la differenza.

Nella sua testa Lattuga continuava a pensare e analizzare il suo percorso da motociclista e perché continuava ad amare la sua Hima.

E’ anche vero, che di solito il percorso di vita di un motociclista dipende dalle esperienza che ha già vissuto, pensava Lattuga… Forse avendo già provato in tanti anni, quelle emozioni che ti danno le moto con accelerazioni strappa braccia, o l’adrenalina nel fare le curve con delle pieghe da “moto-gp”, almeno per chi le vive, alla fine si tende a ricercare emozioni nuove, diverse, che provengono dalle sensazioni che ti trasmette l’anima del mezzo, insieme a quello che ti circonda. Infatti pensava, proprio quello che ti circonda, che se vissuto a una velocità tranquilla, comincia a farsi vedere, infatti esiste è li, anche se prima non lo vedevi, distratto, assorto nell’idea della ricerca per la velocità.

Respirando l’aria mattutina e guardando la Hima, Lattuga continuava a pensare e ragionare…

Ad ogni moto andrebbe associato uno stile di guida diverso, che si dovrebbe sposare con la sua anima, così come è stata progettata: giri motore, regime ottimale di lavoro del motore, strade da percorrere e cercare di capire perché quella moto ha determinate caratteristiche. Forse entrando nel “mood del mezzo” si potrà riuscire ad entrare in simbiosi con esso, senza tentare di ricercare sempre la stessa cosa da ogni motocicletta, uniformando il tutto alla sola tecnica per raggiungere le prestazioni.

Lattuga, avvicinandosi alla sua Hima, la guardava e mentre osservava la sua linea classica, unica, direi “quasi militare”, si rendeva conto di amarla nella sua unicità. Una Hima la riconosci da molto lontano, è unica nello stile e nel cuore, con quel motore raffreddato ad aria “old-style” con il solo radiatore dell’olio, che avendo basse prestazioni, non ha bisogno di accorgimenti particolari, non scalda, le alette del cilindro così essenziali, una candela, 2 litri di olio, pochissima elettronica,bastano a portarti in giro per il mondo senza fretta, ma con il carattere giusto.

Alcune volte, pensò Lattuga, con l’esperienza vissuta, si arriva a capire che la moto con cui proviamo le emozioni più belle e ci fa battere il cuore, non è quella con le migliori sospensioni, il motore più potente, il numero dei cilindri più elevato, le finiture perfette, la tecnologia più avanzata, il cruscotto che è un computer evolutissimo, con duemila funzioni, che molto spesso sono viste solo quando si legge il libretto uso e manutenzione all’acquisto o quando si bloccano, ma quella più sincera, fatta per essere solo una moto per portarti in giro, sempre e quasi ovunque, semplice a livello meccanico, per eventualmente ripararla da solo e parcheggiarla senza avere il dubbio di non ritrovarla al ritorno.

Quel giorno, Lattuga uscì dalla sua porta di casa sbadigliando e stirandosi un po, come si fa quando sei appena sceso dal letto e dopo aver rimuginato nella sua testa dei minuti su le scelte e le emozioni di un motociclista, guardò il cielo, le montagne di fronte la sua casa, che si stagliavano verso di esso, nel mentre arrivò una piccola brezza che lambiva il suo viso, era come se gli dicesse che la giornata era quella giusta…

<Non credo che mi metterò a pulire casa o il giardino questa mattina> bisbigliò tra se

Rientrando in casa e si affrettò a lavarsi e prepararsi, con la sola idea di andare con la sua moto a fare un giro, per riprovare quelle sensazioni di libertà, che ogni motociclista vorrebbe provare.

Allora si allacciò il suo giubbotto di pelle, compagno di molte avventure, si mise il casco, e guardò il sentiero che portava lontano dalla sua casa.
Il cuore batteva piano, andò verso la sua fedele amica che sembrava rispondergli “si”, con quello “sbrilluccichio” che arrivava dalla rugiada riflessa dalla luce del primo sole presente sul serbatoio, …sono pronta per una nuova avventura quando partiamo!

la sella era inumidita dalla notte, come pure il parabrezza e il resto della moto, che era stata lì sotto la tettoia della casa di Lattuga tutta la notte,

<Sei tutta bagnata, questa umidità della notte, ti dovrei fare un riparo migliore> disse Lattuga.

Allora Lattuga prese una panno, che teneva nelle tasche di una delle due borse laterali e con un movimento lento, ma oculato, come il ritmo calmo del monocilindrico della sua moto, asciugò tutto, come se fosse un rito dovuto, di iniziazione, poi la spostò sull’inizio del vialetto della sua casa, caricò le borse laterali di tutto quello che necessitava, prese il suo zaino e un po lattuga fresca e disse:

«È il giorno giusto» bisbigliò sottovoce.

E accarezzando la moto sul serbatoio, raggiunse il quadro di comando e girò la chiave, avviando il motore.


La Hima rispose subito accendendosi, con il suo caratteristico buuu-buuu-buuu, non veloce, ma profondo, sereno, instancabile.

Era quel tipo di motore che non chiede mai di correre,
ma che arriva sempre, ovunque, senza mai dire spegnimi sono esausto. La face scaldare qualche minuto e poi…

«Andiamo, vecchia amica» disse Lattuga sorridendo.
«È tempo di vivere l’ennesima nostra avventura !»

Montò in sella, tolse il cavaletto laterale, innestò con delicatezza la prima marcià, come se fosse un movimento da effettuare in simbiosi con la sua Hima e lasciando la leva della frizione, partirono, dando un filo di acceleratore, quello che serve per spostarsi lentamente, fino a raggiungere pian piano la velocità di marcia voluta, snocciolando tutte le marce necessarie fino alla quinta.

Ma la Hima in quello era brava, pur avendo un motore da circa 400 c.c., ti faceva pensare che ne avesse di più, bastavano pochi giri motore e qualche cambiata di marcia per trovarsi già alla velocità giusta, senza stress, senza far arrivare il motore troppo su di giri.

Lattuga ora era felice! Già immaginava tutto il suo viaggio, non ponendosi tempistiche, ma vedendo dove la strada e la sua Hima lo avrebbero portato, godendo degli attimi unici che il percorso stesso gli stava regalando e gli avrebbe regalato.

Arrivederci al prossimo episodio…

Vivi con noi le avventure nella natura come “Lattuga Tortuga” e la sua moto. Ti aspettiamo, iscriviti, leggi il calendario degli eventi e dei percorsi riservato ai tesserati, entra a far parte della comunità di “Andamento Lento”.